Basilica Sant'Elena Imperatrice - Diocesi di Cagliari


Home arrow La Patrona arrow La Festa
sabato 10 maggio 2008
Menu principale
Home
Dove Siamo
La Patrona
La chiesa
Contattaci
La Parrocchia
Radio Sant'Elena
I Giovani
Servizi
Notizie
Orario SS. Messe
La Liturgia odierna
Preghiamo insieme
Documenti
Blog
Calendario
Gallerie
Cerca
GuestBook
News Feed
FAQ
Mappa del sito
Collegamenti web
Gestione Sito
Amministratore
Crediti
La Festa
venerdì 27 gennaio 2006

Come capita per la pluralità dei paesi sardi, essi si tengono due volte all'anno, ma ciò che è da sottolineare, in date estranee al calendario latino, ben conosciute invece da quello greco-ortodosso: il 21 maggio e il 14 settembre.


Infatti le due ricorrenze sono notissime nell'Europa orientale; la seconda poi, l'esaltazione della Santa Croce, viene preceduta da ben 4 giorni di digiuno, a sottolinearne l'importanza. Chiaramente ci troviamo di fronte a un evidente influsso bizantino, che si estende all'area di tutto il vicino Campidano di Cagliari, del resto rivelato dalla devozione a tutta una serie di altri santi, come Gregorio, Basilio, Cosma e Damiano, Barbara, ecc.

Le feste di Quartu, per la loro gaiezza e pompa contadinesca, richiamavano sempre un grande afflusso di persone oltre che dai paesi limitrofi, anche dalla vicina città capoluogo della Sardegna, come più d'una volta non fecero a meno di notare ospiti e visitatori forestieri.


Una ammirata descrizione della processione della Santa è stata scritta dall'Angius, come un'altra, anche se meno conosciuta, è quella che si deve ad Ottone Bacaredda in un suo servizio del 24 maggio 1871 per il giornale "Il Corriere di Sardegna".
L'allora giovane giornalista la definì:

"...originalissima, caratterizzata com'era dalla lunga sfilata dei gioghi di buoi che precedevano la statua della santa portata a spalla dai suoi sinceri devoti. I proprietari è come se avessero fatto a gara a scegliere le più belle coppie di animali, tanto da risultare degni di rivaleggiare con quelle della miglior razza forestiera."

In realtà ancora più strabiliante era l'ornamento - nel modo "il più strano e capriccioso" - di queste mandrie: fronzoli, immagini, fiori, campanelli, banderuole (l'Angius aveva notato persino specchi e arancie conficcate nelle corna) contribuivano ad accrescere le bardature con ciò stesso richiamando l'attenzione del pubblico. Concludevano la processione "i confratelli della parrocchia che cantano in coro le litanie della vergine". Più probabilmente intonavano l'Ave Maria in sardo, la prima parte della preghiera gli uomini, la seconda le donne. Il tutto in un quadro di folla paesana prosperosa e simpatica, perché se da una parte "le belle donne di Quartu godono di una certa reputazione", dall'altra "gli uomini sono industriosi, laboriosi, arditi e intraprendenti". Ma è l'intero paese ad apparire per la circostanza trasformato, messo a nuovo, quasi "una piccola città", con le torme dei cagliaritani sparpagliati per le vie del centro e i cui abiti, in particolare i cappellini delle signore, contrastavano "col ricco velluto cremisino della gonna delle facoltose signore quartesi". Anche la chiesa si presentava in tutto il suo splendore, "parata a festa coi confessionali ornati di mirto" e ancor più "col lusso strepitoso dei ceri sull'altare maggiore".

La festa di settembre non era inferiore, al contrario, col passar del tempo era destinata a prendere nettamente il sopravvento, tanto che oggi quella di maggio è ridotta all'aspetto puramente liturgico.
Il pezzo forte era costituito dalla corsa dei cavalli, dei quali concorrevano i più famosi del momento per l'elevato valore dei premi messi in palio. Per questo era "immensa l'affluenza di uomini e donne", né a volte disdegnavano di presenziarvi le più alte autorità dello Stato. Già si sapeva della visita di Carlo Felice il 14 settembre 1800, ma altri viceré vi parteciparono nel Sette e Ottocento. Così presenziò anche il marchese Thaon di S.Andrea la prima delle due volte che fu viceré nel regno, data da collocarsi nel 1787 o 1788; questi si recò "alla festa di Sant'Elena per vedere la corsa dei cavalli, a qual effetto fece scrivere dalla Segreteria lettera d'invito a tutti i proprietari di cavalli da corsa per accudirvi, e vi concorsero trenta e più cavalli di prima corsa, e ventisette puledri di seconda". I miliziani del paese campidanese lo raggiunsero al limite del territorio di Cagliari per scortarlo. Egli "scese dalla carrozza nella casa che era allora di Francesco Antonio Corda, che tiene due balconi di legno nel sito da dove partono i cavalli". In attesa dell'inizio della gara imitò "la grandezza degli antichi romani" spargendo dalla finestra monete che il popolo si affrettò a raccogliere.
A Quartu, l'inizio delle gare era chiaramente annunciato da uno squillo di tromba, come da ultimo stabili un'ordinanza del sindaco del 7 febbraio 1892. Lo spazio destinato era costituito da una strada periferica, quella delle aie, che poi prese il nome di Via Vittorio Emanuele, con arrivo alla croce tuttora esistente nella Piazza IV novembre, allora Piazza delle aie. La partenza era tradizionalmente all'incrocio con la Via Tronci, ora Via Regina Elena. È in quel punto che troviamo la casa rimasta sempre di proprietà dei Corda, dove avevano trovato ospitalità re e vicerè nel corso delle loro visite a Quartu. In questo secolo, però, ad eccezione dell'esibizione delle pariglie, che restò nel solito sito, la corsa fu spostata nelle aie vere e proprie, nella cosiddetta "pista", area ancor più periferica, sempre in direzione della piazza IV novembre.

Le somme occorrenti per la parte diciamo cosi profana della festa di Sant'Elena erano tradizionalmente raccolte a cura di un apposito comitato, con a capo un presidente.
Contrariamente a tutti gli altri paesi del Campidano, dove gli obrieri venivano designati dai rispettivi consigli comunali, a Quartu non c'era in ciò alcuna interferenza dell'Amministrazione municipale, ma il comitato scaduto nominava quello subentrante. Si trattava di una consuetudine inveterata, tanto è vero che allorquando nel 1881 parve che il sindaco allora in carica, Cristoforo Isola, avesse nominato l'obriere per l'anno successivo, si scatenò il finimondo all'interno del Consiglio comunale. Alcuni suoi membri infatti mossero all'attacco, richiamandosi alla tradizione, per la quale "l'obriere è nominato dall'obriere che va a cessare" (consigliere Porcu) e che pertanto il sindaco" non doveva ingerirsi in questo affare, perchè non sarebbe di sua competenza, né come Ufficiale di Governo né come capo dell'Amministrazione" (consigliere Melis). Altri ne censurarono l'operato come "un'offesa alla consuetudine del paese"(consigliere Cossu), altri ancora ne precisarono i poteri, limitati alla disciplina della questua e "nulla più" (consigliere Cortese).


Al sindaco non restò altra difesa che asserire che non aveva affatto inteso nominare il nuovo comitato, ma soltanto farne pubblicare l'elenco nella chiesa parrocchiale, elenco comprendente peraltro "persone rispettabili", che a lui era stato fornito, prospettandogli uno stato di crisi dell'obreria scaduta.


In ultimo con 9 voti a favore e 3 contrari fu approvata una mozione del consigliere Melis con la quale il Consiglio deliberava "esser la nomina dell'obriere per la festività del venturo anno fatta dal sindaco di niun effetto, perché non di sua competenza". Si stabili ancora di dare alla suddetta deliberazione "la maggiore possibile pubblicità". Questo però non vuol dire che l'Amministrazione locale si disinteressasse della festa, perché fra le somme stanziate per il normale svolgimento delle funzioni religiose della parrocchia non mancavano quelle riservate a Sant'Elena e, il 14 settembre 1862, aggiunse al proprio nome anche quella della Santa, divenendo così Quartu S.Elena.

Tratto da C. PILLAI "Il culto di S'Elena nella tradizione quartese" in "Sant'Elena Imperatrice nella Fede e nell'Arte, Quartu S.Elena, 2000

Ultimo aggiornamento ( venerdì 27 gennaio 2006 )
 
Chi è online
Archivio
Syndication
Le news sul tuo lettore RSS
Design modified by Gino Utzeri | Powered by Franco Figus |