Basilica Sant'Elena Imperatrice - Diocesi di Cagliari


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La Vita di S.Elena
mercoledì 25 gennaio 2006

Flavia lulia Helena Augusta nacque nel 251 circa a Drepanum di Bitinia, sulla costa sud occidentale del Mar Nero. Secondo Sant'Ambrogio conobbe l'imperatore Flavio Valerio Costanzo Cloro, allora semplice ufficiale dell'armata di Aureliano, nel 270 quando questi si fermò nella modesta locanda dei suoi genitori e si innamorò di lei, prendendola in concubinatus, poiché gli alti ufficiali e i funzionari governativi non potevano, secondo le leggi del tempo, contrarre il matrimonio con donne originarie dei luoghi in cui fossero stati inviati a prestare servizio.

Nel 285 circa, a Naissus (Nis) di Serbia, nacque Costantino il Grande. A quell'epoca Costanzo era governatore della Dardania, provincia che comprendeva i territori balcanici a sud del Danubio, e quando nel 293 Massimiano Erculeo se lo associò al trono, eleggendolo Cesare ed adottandolo, egli già da qualche anno - forse dal 289 - era entrato a far parte della sua famiglia sposandone la figliastra Teodora. Dopo la separazione da Elena questa fu chiamata quale educatrice di Costantino, chiamato a quattordici anni alla corte imperiale di Diocleziano, a Nicomedia, in cui ebbe come maestro Lattanzio, il celebre retore cristiano.

Nel 305 Costanzo Cloro, divenuto imperatore di Occidente, volle al proprio fianco il figlio Costantino, ormai apprezzato e rispettato condottiero, per sedare una rivolta scoppiata in Britannia: mori ad Eboracum (York) nel 306, dopo breve malattia, e Costantino fu acclamato dai soldati suo successore.

Nell'autunno dello stesso anno, dopo che la nomina di Costantino fu ratificata in Oriente da Galerio, il ventunenne imperatore venne a Treviri a prendere possesso del trono: tra i suoi primi provvedimenti vi fu quello di richiamare presso di sé la madre, cui l'anno precedente aveva affidato il figlio Crispo, nato da una relazione con una certa Minervina. Contemporaneamente, la matrigna Teodora e i suoi fratellastri furono relegati a Tolosa.
Elena divenne cosi la prima donna della corte imperiale, solennemente elevata al rango di nobilissima foemina tanto che, nel 324, a riprova della straordinaria posizione che le fu riservata, ebbe addirittura il titolo di Augusta, cioé di imperatrice a tutti gli effetti.

Nel 312 Costantino sconfisse l'usurpatore Massenzio al ponte Milvio, nei dintorni di Roma, dopo aver fatto dipingere sugli scudi dei propri soldati la croce monogrammatica del nome di Cristo, apparsagli in una celebre visione (In hoc signo vinces).
L'anno successivo, con il collega Licinio, emanò a Milano il cosiddetto editto di tolleranza nei confronti del cristianesimo ed Elena si converti, secondo Eusebio per influsso del figlio, aggiungendo con cortigianesca adulazione che "sembrava essere stata catechizzata dallo stesso Salvatore". Sant'Ambrogio, al contrario, dicendo che fu lei a dare a Costantino più di quanto non avesse ricevuto, sembrerebbe aver voluto intendere in modo abbastanza esplicito il dono della fede. L'adesione di entrambi al nuovo credo avvenne comunque entro il 317, come indicato dalla scelta di Lattanzio, miracolosamente sfuggito alla persecuzione di Diocleziano, quale precettore di Crispo.

Proprio a Treviri, mentre attendeva a questo prestigioso incarico, l'ormai anziano maestro pubblicò il suo celebre trattato De mortibus persecutorum, ferocemente polemico verso tutti gli imperatori colpevoli di aver perseguitato i suoi correligionari.
La permanenza a Treviri di Elena si protrasse fino al 322, quando al suo amatissimo nipote fu affidato il comando della flotta imperiale. Partendo per Roma, dove Costantino aveva nel frattempo deciso di riportare la corte, l'imperatrice donò al vescovo Agrizio il palazzo assegnatole come dimora, poi trasformato nella cattedrale della città.
Circondata di massimi onori, anche a Roma Elena visse la propria fede in modo esemplare, dedicando l'esistenza alle opere di pietà, per le quali le fu concesso di attingere liberamente al tesoro imperiale: dall'assistenza ai poveri all'edificazione di basiliche, il suo straordinario fervore destò il consenso universale. Alcuni scrittori contemporanei attestano che, nella sua umiltà, amava partecipare alle funzioni religiose stando in mezzo al popolo, in vesti dimesse. E suo figlio in quello stesso periodo, perfino in un documento ufficiale, la defini "grande serva di Dio".

Il 18 settembre del 324, nella battaglia di Crysopolis (Scutari), Costantino sconfisse definitivamente il suo rivale Licinio, ritrovandosi sovrano unico di tutto l'impero romano. Nel 325, alla sua presenza, fu celebrato a Nicea il Concilio ecumenico che condannò l'eresia ariana, e l'anno seguente si verificò l'episodio più oscuro dell'intera esistenza del grande imperatore, una tragedia familiare che vide dapprima la condanna a morte dopo regolare processo del primogenito Crispo, e poco dopo il soffocamento nel bagno della moglie Fausta, figlia di Massimiano, sposata nel 307.

Due basiliche devono certamente all'augusta pellegrina la loro fondazione: quella sul Monte degli Ulivi, detta dell'Eleona, e quella della Natività a Betlemme.
La Sacra Grotta della Natività fu ritrovata demolendo un tempio che l'imperatore Adriano (117-138) vi aveva edificato in onore di Adone, e Sant'Ambrogio, con una trovata retorica di gusto alquanto discutibile, affermò che nessuno meglio di Elena, per via della sua antica professione di stabularia, avrebbe potuto mettersi alla ricerca di quel povero albergo: "Locandiera davvero eccellente, perché con tanta premura andò in cerca della stalla ove nacque il Signore". Anche a Gerusalemme, Adriano aveva profanato il monte Calvario erigendovi un tempio di Venere, ma già da qualche anno fervevano i lavori di costruzione del grande complesso dell'Anastasis, affidati da Costantino al vescovo Macario. È verosimile che Elena abbia visitato il cantiere riferendo all'imperatore circa il suo stato d'avanzamento. Questo fatto avrebbe quindi fatto sorgere la leggenda secondo cui, nel corso degli scavi, alla sua presenza e per sua esplicita volontà sarebbero stati ritrovati il Santo Sepolcro, la Vera Croce, i Sacri Chiodi e il Titulus Crucis.

Le circostanze miracolose di contorno all'avvenimento sembrerebbero risalire a un libro siriaco, La dottrina di Addai, e il primo a farsene portavoce in Occidente, già nel 395, fu Sant'Ambrogio vescovo di Milano.
Nato a Treviri, dove il padre esercitava la carica di prefetto della Gailie, egli avrebbe facilmente potuto conoscere i racconti sul pellegrinaggio di Elena, ma al nucleo storico originario dovettero via via essersi sovrapposti altri episodi del tutto immaginari, radicandosi al punto da assumere parvenza di realtà. Non si spiegherebbe altrimenti come mai Eusebio, benissimo informato sui fatti di Palestina, sembri escludere ogni relazione dell'imperatrice con l'Anastasis, mantenendo un assoluto silenzio anche riguardo alle reliquie della Passione. Per di più San Cirillo di Gerusalemme, oriundo del luogo e contemporaneo ai fatti, pur attestando in una lettera all'imperatore Costanzo II che il ritrovamento della Vera Croce fosse avvenuto sotto Costantino, ignora totalmente un eventuale ruolo svolto nella vicenda dalla madre di lui.


Nel 328, secondo Rufino e Procopio, al ritorno dai pellegrinaggio Elena trovò che in suo onore era stata completamente riedificata Drepanum di Bitinia, ribattezzata Helenopolis. "Giunta quindi alla fine di una ricca esistenza", l'imperatrice destinò il proprio patrimonio al fìglio e ai nipoti nati da Fausta, morendo "a circa ottant'anni", nel 329-330, forse nei dintorni di Roma. Per ordine di Costantino, che l'assisté nelle ultime ore, il suo corpo fu traslato nel mausoleo imperiale sorto ai terzo miglio della Via Labicana presso la Catacomba dei Santi Pietro e Marcellino, in località ad duas lauros, e deposto in grande sarcofago porfiretico decorato con scene guerresche, oggi ai Musei Vaticani. Il sepolcro nello stesso anno sembrerebbe aver accolto anche le spoglie di Costanzo, fatte appositamente trasportare da Treviri.
A causa della sua pietà e delle opere buone che compi, Elena fu subito onorata con culto religioso, secondo quanto risulta dagli elogi univoci e concordi tributati al suo indirizzo da Eusebio, Sant'Ambrogio e San Paolino di Noia. Anche i pellegrini romei dei VI-VII secolo, a tenore dei loro vari Itineraria, ne visitavano la tomba come se si fosse trattato di quella di una santa.
La storia delle sue spoglie mortali risulta alquanto oscura. Niceforo Callisto narra che esse, appena due anni dopo la deposizione romana, sarebbero state traslate nel sepolcro imperiale nella chiesa degli Apostoli, a Costantinopoli, dove le fu anche eretto un monumento con la croce. Di qui, nel 1212, un certo canonico Aicardo le avrebbe trasferite a Venezia.

Nel quinto decennio del IX secolo, secondo una dettagliata ma non si sa quanto veritiera cronaca del monaco Alamanno, le reliquie sarebbero invece state portate da Roma nell'abbazia benedettina di Hautvillers, nella diocesi di Reims, ad opera di un presbitero chiamato Teogisto, per trovare definitiva sistemazione, dopo la Rivoluzione francese, nella cappella della Confraternita della Santa Croce, nella chiesa di Saint-Leu a Parigi.
Una terza tradizione, infine, afferma che papa Innocenzo Il, verso il 1140, abbia trasferito il corpo di Elena dal mausoleo suburbano alla basilica romana dell'Aracoeli, dove, in un'apposita cappella, è tuttora venerato il suo presunto teschio.


Tratto da M. DADEA "S'Elena imperatrice e alcune reliquie della Passione di Cristo venerate in Sardegna" in "Sant'Elena Imperatrice nella Fede e nell'Arte, Quartu S.Elena, 2000

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 27 gennaio 2006 )
 
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